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VOLON E LA SUA STORIA

VOLON – piccolo sommario storico.
Liberamente tratto da “Volon e la sua storia” di STEFANO VERTUANI, al quale vanno i nostri ringraziamenti per averci permesso di attingere al suo lavoro.

 

NOME E CENNI STORICI
Quest’antica frazione del Comune di Zevio, ha un nome che ben rappresenta la zona in cui si trova. L'attuale VOLON è l'ultima scrittura, del precedente nome di VOLONE o VOLONO che leggiamo nei documenti degli archivi locali, datati fino alla fine del secolo 17°.
All'inizio dell’11° secolo, invece, doveva quasi certamente chiamarsi VALONE o VALLONE; infatti un'ampia palude si stendeva dalla periferia sud del centro abitato fino alla strada "Vallese - Oppeano". Quel terreno acquitrinoso, che misurava circa quindici chilometri quadrati, nel secolo 12° apparteneva per almeno due terzi a Zevio, il rimanente era compreso nei confini di Oppeano. 
Nel 1193 il milanese Guglielmo DE OSA, podestà di Verona, propone un piano di risanamento, il primo della provincia,  che riguarda proprio 1'area di Volon, detta PALUS COMUNI VERONAE (palude del comune di Verona); con quella bonifica ebbero origine i terreni coltivati sui quali sorgerà l’insediamento di Palù.
In tale occasione Zevio fu obbligato a cedere una notevole porzione del proprio territorio, che in pratica si trovava quasi tutta nelle pertinenze di VOLON.
Alla fine del 12° secolo quindi, VOLON era luogo di approdo a nord della palude. Il movimento di attività commerciali che vi faceva scalo, dovette continuare molto a lungo, come testimonia il TORRAZZO costruito negli ultimi anni del 1200, (ci dovrebbe essere la pietra con la data di costruzione). Questo tipo particolare di edificio, ancora presente qua e la nella pianura Veronese, era utile alle imbarcazioni per 1'attracco e serviva ancor più da magazzino - deposito per la conservazione dei prodotti agricoli. La massiccia e capace struttura permetteva, inoltre, il suo utilizzo anche come difesa e riparo dalle non rare incursioni di soldatesche mercenarie e durante le azioni di brigantaggio.

DAL1300 AL1500
II secolo 14° probabilmente è stato per VOLON un periodo di una certa ripresa economica, dovuta ad almeno due condizioni favorevoli concomitanti: la continuazione e lo sviluppo dei complessi lavori di bonifica e  il miglioramento delle colture agricole. Questa ripresa era anche stata stimolata dall’intervento dei frati  Umiliati in località CASALE. Gli Umiliati  nel corso del 13° secolo avevano acquistato una serie di fondi agrari nella zona contribuendo al lavoro di bonifica della zona.
Agli Umiliati, non mancavano i mezzi: lo spirito d’intraprendenza di questo Ordine viene confermato dal commercio dei prodotti agresti, dalla lavorazione della lana anche nel contado, e dall'acquisto di "quote sempre più grandi di un mulino situate in un rivo d'acqua contigua alla loro casa". Qui si tratta di una delle due sedi che avevano a Zevio, quasi certamente quella tra via Stevani e Piazza Marconi.
La crescita dell'agricoltura, come la sua evoluzione, era richiesta da reali necessità di fabbisogno alimentare: la popolazione Veronese, in genere, ma in particolare quella cittadina, già nel secolo precedente, aveva segnato un progresso costante degli indici di aumento.
Nel secolo 15° le condizioni generali socio-economiche della nostra pianura, nonostante il nuovo assetto politico-amministrativo della Serenissima, rispecchiano quelle del periodo scaligero. Se i più avveduti della famiglia Della Scala, sia pure per loro tornaconto, avevano favorito in qualche modo 1'incremento dell'economia agricola e commerciale, i Veneziani incentivarono sicuramente le attività economiche, ma soprattutto per ricavarne maggiori profitti. I proventi del lavoro agricolo (particolarmente duro e troppo spesso ingrato per la manodopera) se ne andavano quasi tutti nelle casse della Repubblica Veneta e nelle tasche dei padroni. Perci6 se ci fu un ulteriore progresso generale, la popolazione delle campagne non ne ebbe alcun beneficio degno di nota.
Cosi si spiegano i duri contrasti tra campagna e città che, poco dopo la metà del Quattrocento, divennero decisamente violenti per la "ribellione" di cinque paesi: Montorio, San Bonifacio, Nogara, Zevio e Cerea.
Nel Cinquecento qualcosa sembr6 cambiare in meglio, almeno per il territorio zeviano, anche perché da noi si allargarono le superfici disponibili a nuove colture con il ricupero di terre incolte o boschive quelle acquitrinose (non solo dell'antica palude) vennero trasformate in risaie o in praterie dall'ottimo fieno. Quello di Santa - Maria e VOLON era tra i più pregiati.
Ovviamente ne ricavo un certo beneficio anche VOLON se, come vedremo, nel Seicento potrà vantare un cospicuo numero di contrade con fattorie e una varietà di prodotti alquanto rilevante per quei tempi.
Ben presto l’efficiente amministrazione di San Marco prese a valutare con maggior attenzione l’importanza economica della vasta area agricola zeviana.  II traffico fluviale era attivo da lungo tempo, ma si voleva organizzarlo meglio in tutto il suo percorso, conoscendo bene 1'utilità di una grande via di comunicazione.
Venezia, per avere un corso d'acqua il più regolare possibile come percorrenza, decise la costruzione dei primi argini lungo 1'Adige; poi per l’irrigazione di nuove terre, programm6 le prese d'acqua dal fiume, in modo da non alterarne la navigabilità. Le Bocche di Sorio e la Bocca Sagramosa furono le prime "prese" dalle quali ricevettero 1'acqua numerose fosse ancora oggi esistenti ed incluso il Dugal,  uno dei fossi di VOLON, il cui nome deriva dalla lettera con cui il Doge di Venezia autorizzava le opere pubbliche: il “ducale”. 
Prima di chiudere il capitolo, merita un cenno l'abitato del paese che dovrebbe essere sempre stato lungo 1'attuale Via degli Alpini. Infatti ai lati di essa o nelle immediate vicinanze si trovano gli edifici più antichi: dal Torrazzo che ha nei dintorni la "chiesa vecchia", al Casale dove purtroppo non si vede traccia alcuna della struttura più remota. Sulla strada suddetta si affacciano ancor oggi alcune abitazioni che si possono attribuire ai secoli 16° e 17°.


CONTRADE DEL '600
II "registro dei saltari" (guardie campestri comunali) e un documento del Seicento che contiene interessanti notizie, riguardanti anche il territorio di VOLON. II compito principale dei “saltari” consisteva nella sorve-glianza delle terre coltivate e dei prodotti, ma anche nel rilevamento dei danni subiti a causa di pascoli abusivi; pertanto nelle loro relazioni si parla di contrade, poderi e proprietari, accusati e accusatori, colture e animali. Le località"in pertinenza del VOLONO"  di cui si è trovata menzione nel libro dei “saltari” sono: LA BINDA, LE RERE, CAVAGIN, quella dei PIZZOLANI, la contrada SAN MARTIN, insieme a molte altre.

DAL SETTECENTO AL NOVECENTO
All’inizio del 18° secolo la Repubblica Serenissima, che pur aveva garantito un lungo periodo di sufficiente quiete, cominciò a rivelare qualche sintomo di debolezza, se non di cedi-mento vero e proprio. Nel 1704 il decano della chiesa matrice di Zevio manda a Verona "tutti gli oggetti preziosi dell'antica pieve perche siano conservati nelle mani del marchese Michele Sagramoso per le presenti congiunture di guerra". Sono parole testuali dell'arciprete don Domenico Ghiotti il quale, subito dopo, parla di truppe francesi e delle loro malefatte nella zona tra Rivalunga e VOLON, di" svaligi e saccheggi e altri imminenti pericoli".
Nonostante questi eventi ed altri successivi ancor più dannosi, il Settecento porto anche nel Veneto una notevole crescita demografica e un rilevante sviluppo edilizio, del quale rimangono testimonianze a VOLON e persino nelle sue contrade.
Sulle condizioni specifiche dell'economia agraria, abbiamo solo notizie di carattere generate che riguardano tutto il medio Veronese; possiamo comunque aggiungere che nella zona a sud di Zevio non si parla più di paludi.

All’inizio del 19°, ritornano i Francesi e 1'ex Vicariato di Zevio (un po’ più ampio dell'odierno comune) passa all'amministrazione napoleonica che durerà fino al 1814. Questo breve ma tormentato periodo storico si ricorda per la gestione econo-mica rigida ed esosa e per 1'intransigente iscrizione dei nostri giovani alle liste di leva, tuttavia si deve segnalare anche un fatto positivo, cioè 1'avvio dell'istituzione di scuole elementari in molti centri abitati, VOLON incluso. La lodevole iniziativa verrà ripresa in modo più organico dagli Austriaci, che, dopo i francesi, dominarono nelle nostre zone fino al 1866.
Con 1'annessione della Venezia Euganea al Regno d'ltalia, nato nel 1861, le nostre condizioni economiche non poterono migliorare per la precaria situazione delle finanze statali. Solo alla fine dell'800 si videro crescere le prime imprese industriali italiane; ad esempio la FIAT nacque nel 1899.
A Zevio, in quegli stessi anni, cominciava a lavorare la prima "filanda" con una sessantina di donne (dette filarine), provenienti anche da VOLON. Anche nelle campagne fin dal primo Novecento, si notarono evidenti progressi in diverse coltivazioni, mentre fiorivano qua e la più numerosi i frutteti sperimentali.

TEMPI NOSTRI
Qualche anno dopo la Prima Guerra Mondiale, a VOLON come altrove appaiono i primi segni concreti della meccanizzazione nel lavoro agricolo: trebbie a vapore e trattori con motore a olio pesante. Si infittiscono i filari di meli, aumentano i campi coltivati ad ortaggi e inizia la coltura del tabacco, per il quale si costruisce un essiccatoio nel centro del paese. Siccome a Zevio era sorta una nuova grande filanda (1923), alcune donne ri-prendono la strada del capoluogo, altre fanno le "tabacchine" mentre la maggioran-za lavora nei campi come quasi tutta la manodopera maschile.

LA NUOVA CHIESA E LA PARROCCHIA
Pur dibattendosi nelle difficoltà del dopoguerra, gli abitanti di VOLON, sollecitati dal simpatico don Francesco Burato, prestano attenzione alla opportunità di avere una nuova chiesa. La popolazione e aumentata e il vecchio edificio religioso necessita di ampliamento e soprattutto di un radicale restauro che si prevede molto oneroso. C'e inoltre la fondata speranza che la nuova chiesa possa diventare parrocchiale.
L'unanime buona volontà, lo stimolo e 1'interessamento di don Francesco e la generosità delle famiglie, assecondata da autorità religiose e politico-amministrative, hanno il sopravvento su ogni ostacolo. Cosi su progetto dell’ing. Pierluigi Bonomi da Monte s'innalza la bella chiesa che viene aperta al culto nel 1929. Dalla vecchia chiesa vennero trasferiti il Crocefisso del '600,1'antica Madonna con Bambino, su trono "barocco" e le statue lignee di San Zeno e San Martino, 
All’inizio degli anni ’40, in piena Seconda Guerra Mondiale, la notizia del riconoscimento ufficiale di PARROCCHIA del paese di VOLON riuscì comunque a risollevare gli animi: il decreto sarà firmato dal Vescovo di Verona mons. Gerolamo Cardinale in data 14 giugno 1942.
Conclusa finalmente la guerra, fu sempre don Burato ad avviare nuovi progetti, ripresi e realizzati dal successore don Giuseppe Zecchinato. Nel 1955, su progetto dell'arch. G. Giacomello, viene ampliata I'abside e costruito un nuovo altare, mentre si erige lo snello campanile per un concerto di cinque campane.
L'altare e di marmo rosso di S. Ambrogio (Verona) e si presenta in stile basilicale con due pregevoli altorilievi: 1'uccisione di Abele e Abramo fermato dall'angelo, mentre sta per sacrificare Isacco. L'abside viene abbellita da un grande mosaico con Cristo Risorto, opera di G. Celada eseguita a Venezia l’anno 1962, nel laboratorio d'arte musiva Santagostino.
Da segnalare inoltre le undici vetrate policrome, su disegno dello stesso Celada, realizzate in buona parte con le generose offerte dei parrocchiani; quella sulla facciata, a forma di trifora, rappresenta 1'ultima Cena e le due ai lati dell'ingresso mostrano angeli recanti simboli eucaristici. Le altre otto adornano le pareti laterali, con figure di angeli oranti e osannanti. Dobbiamo aggiungere che anche questa chiesa e intitolata, come la precedente, alla S.S. Trinità e alla Madonna del Rosario.


ALTRE NOTIZIE
Negli stessi anni in cui si portavano avanti i progetti della chiesa della S.S. Trinità, anche il resto del paese beneficiò di importanti interventi
Nel 1955 l’Amministrazione comunale deliberò la costruzione di un "nuovo" edificio scolastico che venne inaugurate il 6 ottobre dell'anno dopo, e comprendeva alcune stanze destinate alla Scuola Materna. Era 1'inizio di una nuova attività educativa, a vantaggio dei più piccoli.
Nel decennio seguente, la Parrocchia provvide la comunità di un'altra struttura molto utile, 1'Oratorio San Giuseppe, chiamato anche Patronato e, poco tempo dopo, fece sistemare il terreno retrostante alla chiesa perché fosse usato come campo sportive.
Negli anni 1964-65 la pubblica amministrazione mise a disposizione un'area fabbricabile, lungo 1'odierna Via degli Alpini, per dieci abitazioni destinate ad operatori agricoli. Il piccolo nuovo quartiere e intitolato alla Medaglia d'Argento Bruno Turazzi caduto a Nicolajewka il 26 gennaio 1943. Questa dedica ispirò la costituzione di  un Comitato per il Monumento ai Caduti, con 1'aiuto del Comune, di Enti vari e di singoli cittadini, si ottenne di posizionare, nel piazzale a lato della chiesa, un monumento ai caduti di VOLON nelle due guerre mondiali. Il monumento, decorato da un’opera di Berto da Cogollo, fu inaugurato nel 1973.